Compiti statutari L’attività di ricerca è articolata in vari settori, primario è il miglioramento genetico del frumento tenero ai fini produttivi e qualitativi; ricerche sono inoltre condotte su segale e cereali minori. Importanza di rilievo assume la caratterizzazione della composizione del seme, mediante analisi molecolari, biochimiche e tecnologiche delle proteine di riserva e di altri componenti primari per la qualità panificatoria. Altre ricerche sono rivolte alla caratterizzazione di geni coinvolti nella resistenza alle principali avversità biotiche ed abiotiche.
Cenni storici La Sezione di S. Angelo Lodigiano è stata attivata a seguito della donazione fatta dal Conte Gian Giacomo Morando Bolognini nel 1932 al Governo italiano. Il dr. Forlani nel decennio 1945-1955, svolse una interessante attività nel settore dell’ibridazione interspecifica che gli valse fama a livello internazionale. Dopo la repentina e prematura morte di Forlani, nel 1953, il dr. Rusmini, diede un’impronta più applicativa all’attività della Sezione e, utilizzando le linee di Forlani derivate da complesse ibridazioni interspecifiche, giunse a costituire le linee progenitrici dei tre grani duri Lambro, Belfuggito e Conte Morando, che contribuirono significativamente alla diffusione del grano duro nell’Italia Settentrionale. Per quanto riguarda il grano tenero, Rusmini costituì numerose varietà che furono coltivate intensamente soprattutto nella Valle Padana ed in modo particolare nelle provincie di Milano, Pavia e Cremona. Alcuni di questi grani hanno raggiunto una vasta diffusione: Marimp 3, Marimp 8, Marco e Demar 4. Quando il dr. Rusmini lasciò l’Istituto, nel 1967, l’incarico di dirigere la Sezione fu affidato alla dr.ssa Scalfati di Roma, che portò avanti il lavoro selezionando, nel materiale costituito da Rusmini le tre varietà di frumento duro: Lambro, Belfuggito e Morando. Iscrisse inoltre al Registro varietale le varietà di tenero Flavio, Livio e Plinio che ebbero diffusione commerciale specialmente nel territorio lombardo. A partire dal 1972, sotto la direzione del Dr. Basilio Borghi (mantenuta sino al 1998), la Sezione, ubicata in un’ala del Castello Morando Bolognini, è stata profondamente ristrutturata, con la creazione di laboratori per analisi tecnologiche e dotata di moderne attrezzature sperimentali di campo. Nel 1980 è stata costruita una nuova sede, attrezzata con tutte le infrastrutture per le attività di ricerca quali: laboratori di tecnologia cereali, biochimica, lavorazione sementi, molitura, centro elaborazione dati, serre, celle climatiche, capannoni per il ricovero dei mezzi agricoli e delle attrezzature sperimentali (mietitrebbie parcellari, seminatrici parcellari, seminatrici spighe/fila). A partire dal 1998, sotto la direzione del dr. Gaetano Boggini, l’attività è stata implementata da ricerche molecolari e biotecnologiche, rivolte in modo specifico alla selezione assistita per il miglioramento genetico di frumento, in particolare per quanto riguarda qualità tecnologica, nutrizionale e resistenze alle principali avversità. Sono state altresì ampliate le collaborazioni scientifiche nazionali ed internazionali, per il miglioramento delle linee di ricerca sotto elencate.
Ricerche svolte negli ultimi 10 anni
Gli interessi scientifici ed operativi della Sezione sono indirizzati a ricerche sul miglioramento genetico del frumento tenero per la produzione di prodotti da forno di elevata qualità nutrizionale e tecnologica, attraverso le principali linee di ricerca di seguito illustrate:
Linee di ricerca: - Costituzione varietale di frumento tenero, duro e monococco, e sviluppo di nuovi metodi di selezione - Prove varietali e caratterizzazione qualitativa delle varietà - Biochimica e genetica delle proteine di riserva del seme - Sviluppo di popolazioni sintetiche di frumento tenero - Studio di nuovi parametri qualitativi per il miglioramento dell’attitudine panificatoria - Selezione assistita mediante marcatori molecolari - Ottimizzazione della coltura del frumento per ridurre gli input energetici - Conservazione del patrimonio genetico a tutela della variabilità genetica - Il frumento diploide T. monococcum: un cereale modello per studi genetici, per impieghi alimentari e potenzialmente per una cerealicoltura a basso impatto ambientale - Sviluppo di alimenti funzionali a base di frumento, con cereali minori
Miglioramento genetico del frumento tenero e produzione di ibridi F1Contesto tecnico scientifico Le superfici destinate alla coltura del grano tenero in Italia, stabilizzate intorno ai 600.000 ettari, garantiscono una produzione sufficiente a coprire circa il 40% dei fabbisogni nazionali. Il grano tenero viene prevalentemente destinato all’alimentazione umana, panificazione e prodotti da forno in particolare. Obiettivo fondamentale del miglioramento genetico è quindi lo sviluppo di genotipi caratterizzati da elevata e stabile potenzialità produttiva, associata a buona qualità panificatoria. Trattandosi di una specie autogama normalmente gli eventi di ricombinazione sono limitati al momento dell’incrocio, tuttavia la disponibilità di gametocidi chimici facilita l’effettuazione degli incroci e può consentire, come avviene nelle specie allogame, sia lo sfruttamento dell’eterosi attraverso la produzione di ibridi F1, sia lo sviluppo di popolazioni sintetiche segreganti. In tutti i casi l’attività di miglioramento genetico presuppone il mantenimento e la caratterizzazione di un’ampia collezione di germoplasma da cui sia possibile estrarre i genotipi utili.
Per il programma di miglioramento genetico tradizionale viene utilizzata la selezione genealogica, mentre per lo sviluppo di popolazioni sintetiche viene utilizzato il metodo della selezione ricorrente. Per la produzione di ibridi F1 si utilizza la metodologia messa a punto dalla nostra sezione in collaborazione con i partners europei partecipanti al gruppo Hybritec. La selezione del materiale genetico costituito viene effettuata anche con l’ausilio di tecniche biochimiche (elettroforesi delle proteine di riserva) e molecolari (PCR, RFLP, AFLP). La valutazione agronomica delle linee selezionate e degli ibridi viene effettuata in prove parcellari replicate in almeno due località; la valutazione qualitativa viene effettuata mediante metodi fisico-chimici (hardness, contenuto proteico, falling number, volume di sedimentazione in SDS) e reologici (amilografo, alveografo, farinografo, promilografo e prove di panificazione sperimentale). Gli stessi metodi vengono utilizzati per la caratterizzazione ed il mantenimento della collezione di frumenti.
Risultati Nell’ultimo decennio sono state iscritte al registro nazionale le varietà Salvia e Salgemma rispettivamente ascrivibili alle classi qualitative FP (Frumento Panificabile) e FPS (Frumento Panificabile Superiore). Nel 2000 è stato iscritto al registro nazionale il primo ibrido F1 di frumento tenero (ISAL 4) caratterizzato da elevata produttività e buona attitudine panificatoria. Sono state ottenute numerose linee caratterizzate da buona adattabilità alle condizioni di coltura a basso impatto ambientale per le quali sono in corso verifiche sperimentali di pieno campo. E’ stata mantenuta, descritta e catalogata la collezione di frumenti per un totale di circa 5000 genotipi, inoltre sono state recuperate le costituzioni di Nazareno Strampelli e messe a disposizione delle varie collezioni mondiali in sostituzione di quelle fino ad ora erroneamente presenti.
Miglioramento genetico del frumento monococco (Triticum monococcum) per la valorizzazione delle sue qualità nutrizionali e della sua adattabilità a condizioni colturali “low input” Contesto tecnico scientifico Le recenti tendenze verso un’agricoltura eco-compatibile ed un incremento nel consumo di alimenti funzionali aprono interessanti prospettive colturali e commerciali per le specie cerealicole rustiche e di ampia adattabilità. Il frumento monococco, essendo naturalmente resistente alle principali fitopatie, con scarse esigenze colturali e con aspetti qualitativi interessanti (elevato contenuto proteico e di carotenoidi), si propone come una coltura di nicchia ad elevato valore aggiunto in grado di dare produzioni qualitativamente superiori con bassi livelli di input. Scarsi sono stati finora gli studi indirizzati verso l’utilizzazione commerciale di questa coltura, tuttavia negli ultimi anni, presso la sezione, è stata riunita un’ampia collezione di accessioni dalla quale sono state selezionate linee proponibili per la produzione di prodotti da forno con caratteristiche tecnologiche simili a quelle del frumento tenero, ma con caratteristiche nutrizionali superiori.
Metodi utilizzati La metodologia adottata è basata sull’incrocio dei genotipi migliori e sulla selezione dei ricombinanti più promettenti, sia mediante metodi classici che mediante metodi innovativi (marcatori biochimici e molecolari). I migliori genotipi selezionati sono stati utilizzati come genitori durante i successivi cicli di incrocio, in modo da accumulare più caratteristiche positive negli stessi individui; parallelamente, l’analisi delle caratteristiche morfo-fisiologiche e qualitative consente l’inserimento di caratteri specifici nel materiale genetico coltivato. Sono stati realizzati anche incroci con frumento duro e frumento tenero, per trasferire nel monococco altre fonti di taglia bassa, resistenza all’allettamento e svestibilità della granella. La qualità delle proteine di riserva e dei granuli di amido (rapporto amilosio/amilopectina) è stata valutata mediante analisi biochimiche (elettroforesi) e tecnologiche (amilografo, alveografo, farinografo e panificazione sperimentale).
Risultati Una mappa molecolare di monococco, realizzata con marcatori RFLP, AFLP ed isozimi, è servita, tra l'altro, a localizzare i QTL legati ad elevata qualità panificatoria e elevato contenuto proteico. La collezione di monococchi coltivati è stata valutata per caratteristiche morfo-fisiologiche e qualitative; di pari passo si è proceduto all'analisi delle proteine di riserva (fingerprinting di glutenine e gliadine, tests di previsione della qualità panificatoria, determinazione delle componenti proteiche responsabili della qualità panificatoria). Le accessioni più interessanti sono state caratterizzate, mediante micro tests di laboratorio, per attitudine alla preparazione di prodotti da forno (pane e biscotti). Sono attualmente in prova nuove linee con buona attitudine alla panificazione, accettabili caratteristiche agronomiche e seme facilmente svestibile. Sono stati ottenuti, inoltre, dati preliminari per contenuto in amido, rapporto amilosio/amilopectina, presenza di mutanti waxy e dimensioni dei granuli di amido.
Sviluppo attraverso l’applicazione di indici morfologici, tecnologici, biochimici e molecolari di genotipi di frumento rispondenti alle innovate richieste della filiera agro-alimentare Contesto tecnico scientifico La produzione italiana di frumento è destinata nella quasi totalità all’alimentazione umana e di conseguenza la qualità nutrizionale e tecnologica è stata oggetto di numerosi studi che hanno consentito di elevare gli standard qualitativi e soddisfare le innovate esigenze dell’industria di trasformazione e dei consumatori. Il mantenimento dei vantaggi produttivi e qualitativi raggiunti richiede lo sviluppo di nuovi genotipi dotati di resistenze durevoli verso nuove fitopatie e caratterizzati da elevata efficienza nell’assorbimento dell’azoto, oltre a nuove peculiarità derivanti dalle innovazioni tecnologiche della trasformazione e dalle moderne abitudini alimentari (alimenti funzionali compresi). Per tali motivi risulta fondamentale disporre di una elevata variabilità genetica e di sistemi di selezione specifici e di semplice attuazione per i caratteri oggetto dell’indagine.
Metodi utilizzati Incrocio e selezione genealogica, sviluppo di popolazioni sintetiche, prove agronomiche parcellari. Analisi elettroforetiche (A-PAGE e SDS-PAGE) delle proteine del seme per la selezione precoce dei caratteri: qualità del glutine (gliadine e glutenine), durezza del seme (friabiline), composizione dell’amido (GBSS). Analisi molecolari (RFLP, AFLP, SSR, ecc) per la selezione di linee resistenti alle principali avversità biotiche e per lo studio della funzionalità di alcuni geni responsabili della qualità nutrizionale (allergie comprese) e tecnologica del frumento. Determinazione di QTL per caratteristiche agronomiche e qualitative e sviluppo di una mappa molecolare del T. monococcum (specie diploide) e quindi maggiormente rispondente per il proseguimento degli studi di filogenesi del genere Triticum e per l’individuazione di nuovi marcatori molecolari.
Risultati Relativamente all’attività svolta sul frumento tenero sono state selezionate linee caratterizzate da una ottimale composizione in glutenine APM e con migliori caratteristiche agronomiche. Sono state selezionate linee parzialmente waxy (doppia mutazione) e valutate le modificazioni indotte sulla qualità dell’amido. Per quanto riguarda la durezza del seme sono state identificate varianti alleliche ai locus pin-a e pin-b ed il loro ruolo sul carattere in esame. Per quanto riguarda il frumento duro sono state selezionate linee con migliorate caratteristiche agronomiche e maggiormente idonee ad essere coltivate nel nord Italia. Per il frumento monococco è stata completata la caratterizzazione morfologica, agronomica, tecnologica e biochimica della maggior parte della collezione (circa 1000 accessioni) ed identificati i migliori genotipi per l’avvio di un programma di breeding per la costituzione di nuove cultivar a seme nudo, precoci, di taglia bassa e di buona qualità.
Approcci innovativi di miglioramento genetico dei frumenti coltivati basati sull’uso di germoplasma affine e tecniche di analisi molecolare (AMIFRUGAM) Contesto tecnico scientifico Nelle ultime annate, sulle colture di frumento, per la concomitante presenza di condizioni climatiche favorevoli allo sviluppo di alcuni patogeni e la diffusione di nuovi geni di virulenza e di varietà non resistenti, si è registrata una intensificazione degli attacchi di oidio, ruggine gialla e ruggine bruna che hanno provocato sensibili riduzioni delle rese e della qualità della granella. Per ragioni di ordine economico ed ambientale, più che il ricorso ad interventi chimici di difesa delle colture, si propone di indirizzare il miglioramento genetico verso lo sviluppo di genotipi resistenti, utilizzando nuove fonti di resistenza provenienti anche da generi e specie affini al Triticum aestivum. Tale procedura, usata con successo ma con molte difficoltà in passato, risulta attualmente di più facile realizzazione grazie alla possibilità di superare le barriere all’ibridazione intergenerica ed interspecifica, utilizzando tecniche di coltura in vitro e la selezione di geni di resistenza mediante marcatori molecolari.
Metodi utilizzati Per l’oidio, disponendo di un marcatore RAPD localizzato sul cromosoma 3B di frumento, recante il gene di resistenza Pm13, si è organizzato un programma di reincrocio e di selezione assistita per il trasferimento del gene ad alcune delle più diffuse varietà di frumento tenero. Al fine di piramidare in uno stesso genotipo le resistenze a differenti malattie, si stanno inoltre utilizzando genotipi donatori dei geni di resistenza alla ruggine gialla (Yr9, Yr15 e Yr17), alla ruggine nera (Sr31 e Sr38) e alla ruggine bruna (Lr26, Lr28 e Lr37). Per la selezione vengono utilizzate metodologie di inoculo artificiale e marcatori molecolari. Le progenie ottenute dall’introgressione dei suddetti geni sono anche valutate dal punto di vista agronomico e qualitativo. Studi genetici vengono inoltre condotti su linee di sostituzione di T. aestivum con T. kicharae (specie allopoliploide AAGGD1D1 = T. timopheevi + T. kicharae) e sulla specie diploide T. monococcum al fine di evidenziare nuovi fattori di resistenza eventualmente trasferibili al T. aestivum.
Risultati Obiettivo finale è il rilascio di genotipi di frumento caratterizzati da resistenza a diverse malattie, che, consentendo di evitare il ricorso a trattamenti antiparassitari in caso di manifestazioni epidemiche dei principali patogeni, salvaguardino l’economicità della coltura e la tutela ambientale. Obiettivo intermedio è la selezione di linee di frumento in cui siano stati piramidati più geni di resistenza da utilizzare come parentali in programmi di miglioramento genetico. Ulteriore obiettivo è rappresentato dall’individuazione di nuove fonti di resistenza e di nuovi marcatori molecolari associati ai geni di resistenza, per la selezione assistita a partire dalle prime generazioni segreganti.
Determinanti di qualità dei prodotti dell’agricoltura biologica. I cereali: aspetti produttivi, agronomici e qualitativi Contesto tecnico scientifico Dal dopoguerra ad oggi la coltivazione dei cereali dei Paesi più sviluppati ha subito un profondo processo di industrializzazione, caratterizzato dall’impiego abbondante di mezzi di produzione: energia fossile per la crescente meccanizzazione delle operazioni colturali, fertilizzanti di sintesi, prodotti chimici per il controllo delle avversità biotiche. Dopo che l’evidenza sperimentale ha provato la consistenza dei danni provocati all’uomo ed all’ambiente nelle zone soggette ad agricoltura intensiva e anche grazie al mutato atteggiamento nei confronti della conservazione delle risorse naturali, si assiste ad un fenomeno di revisione critica dei sistemi produttivi fino ad oggi in uso. Da ciò nascono nuovi modi di gestione agricola e tra questi molta attenzione ha avuto l’agricoltura biologica. Tale pratica richiede però significativi aggiustamenti per poter ottimizzare il controllo delle erbe infestanti, dei patogeni e mantenere gli aspetti quantitativi e qualitativi della produzione a livelli comparabili con quelli dell’agricoltura convenzionale.
Metodi utilizzati Valutazione linee: sono state valutate linee di frumento tenero, derivate dal programma di breeding della Sezione e alcune accessioni straniere, in prove sperimentali al fine di selezionare le meglio adatte alla coltivazione in biologico. Confronti varietali: sono state messe a confronto per tre anni in prove replicate 10 varietà di frumento tenero e 6 di frumento duro allevate con agrotecnica convenzionale e biologica. Nel 2002 è stata attivata la rete nazionale di valutazione delle varietà di tenero in biologico. Le varietà sono state valutate in 12 località (9 nel Nord Italia 3 nel Sud). Prove agronomiche: è stata valutata l’efficacia di alcuni concimi organici ammessi dal disciplinare biologico sulla produttività del frumento tenero. Prove divulgative “On Farm”: dieci varietà di frumento tenero ed alcuni farri sono stati valutati in aziende biologiche della Lombardia, in parcelloni non ripetuti di circa 1000 m2 ciascuno. Valutazioni qualitative: sulla granella prodotta nelle varie prove sono stati determinati i principali parametri tecnologici per la valutazione della qualità panificatoria.
Risultati Sono state individuate alcune linee in grado di coniugare produttività e qualità della granella quando allevate in biologico. In generale sia le varietà di frumento tenero che duro, hanno evidenziato una diminuzione delle rese e della qualità della granella quando allevate in biologico. Utilizzando una opportuna concimazione azotata in copertura è possibile, anche utilizzando l’agrotecnica biologica, recuperare in produzione ed ottenere grano tenero di buona qualità. La sperimentazione aziendale ha confermato la diminuzione delle rese e di tutti i parametri qualitativi rispetto agli standard varietali. È stato inoltre evidenziato che per tale tipo di coltivazione non sono proponibili le vecchie varietà di frumento tenero in quanto, essendo suscettibili alle fitopatie, maggiormente subiscono decrementi produttivi e qualitativi rispetto alle varietà di recente costituzione.
Sperimentazione interregionale sui cereali (SIC) - Frumento tenero e cereali minori: confronto varietale, agrotecnica, breeding e divulgazione Contesto tecnico scientifico Nel frumento tenero, a partire dagli anni 70’-80’, sono stati impostati programmi di miglioramento genetico in cui particolare attenzione è stata rivolta agli aspetti qualitativi, oltre alle caratteristiche produttive ed agronomiche già ampiamente tenute in considerazione. La metodologia di valutazione è stata sempre più ottimizzata, fino a definire specifici indici tecnologici che permettono oggi di suddividere la produzione nazionale in precise classi di utilizzo e di instaurare un moderno sistema di commercializzazione del prodotto, con un significativo innalzamento del livello di conoscenze tecnico-gestionali della filiera. La crescente richiesta del consumatore di prodotti cosiddetti “naturali”, a base di farro ed altri cereali minori, ha fatto prevedere, più recentemente, un potenziale sviluppo di tali colture, per cui gli obiettivi da conseguire riguardano l’ulteriore miglioramento qualitativo di tali specie, mediante identificazione dei fattori responsabili delle variazioni produttive e qualitative, e l’ottimizzazione dell’agrotecnica, sia in relazione alle caratteristiche qualitativo-sanitarie del prodotto, che all’impatto ambientale.
Metodi utilizzati La sperimentazione, avviata all’inizio degli anni settanta, ha fatto ricorso ad una rete di prove sperimentali di confronto varietale di frumento tenero, che ha coinvolto un sempre maggior numero di collaborazioni, ed ha permesso di coprire tutta la superficie nazionale con una serie capillare di campi sperimentali omogenei. La disponibilità di indici fisico-chimici, applicabili al breeding, ha permesso di avviare collaborazioni con i costitutori privati per la valutazione precoce delle linee in selezione e la caratterizzazione delle loro costituzioni. È stato inoltre messo a punto un sistema di campionamento aziendale in grado di fornire, attraverso analisi semplici e metodi analitici moderni (NIR, NIT), la valutazione della qualità tecnologica delle produzioni delle principali regioni produttrici di frumento tenero. Attraverso prove epidemiologiche condotte in diverse località della Lombardia si è monitorata la diffusione delle principali fitopatie ed il loro grado di virulenza verso le varietà più coltivate e le nuove costituzioni genetiche.
Risultati Si è ottimizzata la rete di confronto varietale, definendo sempre meglio il numero di prove e la dislocazione dei campi per un corretto monitoraggio delle aree coltivate a frumento tenero. Da ciò sono iniziate a scaturire liste di raccomandazione per areali omogenei, che hanno dato un impulso all’avvio di un più marcato ricambio delle varietà. Si sono migliorate le tecniche colturali ponendo attenzione anche agli aspetti ambientali ed ai costi di produzione. Il monitoraggio della qualità del raccolto annuale ha consentito di dare indicazioni agli agricoltori sul valore della granella prodotta ed ai trasformatori informazioni utili per pianificare i loro acquisti. L’azione ha tuttavia evidenziato che solo attraverso lo stoccaggio differenziato per destinazione d’uso sarà possibile garantire vantaggi economici ai produttori di frumento tenero. Le varie attività svolte nell’ambito del progetto hanno contribuito ad innalzare il livello qualitativo della produzione nazionale di frumento tenero.
Collaborazioni INTERNAZIONALI - HGCA BRITISH CEREAL EXPORTS – London, England - IPGRI International Plant Genetic Resources Institute – European Cooperative Programme for Crop Genetic Resources Networks. (Maccarese, Roma) - INSTITUTI KERKIMEVE BUJQESORE – Lushnje, Albania - N.I. VAVILOV INSTITUTE OF GENERAL, GENETICS RUSSIAN ACADEMY OF SCIENCE - Moscow, Russia - INSTITUTE OF BIOCHEMICAL PHYSICS, RUSSIAN ACADEMY OF SCIENCE – Moscow, Russia - CYTOGENETICS INSTITUTE, NANJING AGRICULTURAL UNIVERSITY – Nanjing, China - Institute of Crop Sciences, Chinese Academy of Agricultural Sciences, Beijing, China - Department of Field Crops, Faculty of Agriculture, University of CUKUROVA – Adana, Turkia - Institute of Archaeology University College LONDON - London, UK - School of Applied Sciences, University of Wolverhampton, Wolverhampton, UK - Consejo Superior de Investigacion Cientifica - Madrid, Spagna - CIMMYT INTERNATIONAL MAIZE AND WHEAT IMPROVEMENT CENTER – Lisboa, Mexico - AGRICULTURAL RESEARCH INSTITUTE OF THE HUNGARIAN ACADEMY OF SCIENCE – Martonvasar, Hungary - ICARDA INTERNATIONAL CENTER FOR AGRICULTURAL RESEARCH IN THE DRY AREAS – Aleppo, Syria - INSTITUT TECHNIQUE DES GRANDES CULTURES – Algiers, Algeria
NAZIONALI - ISTITUTO AGRONOMICO PER L’OLTREMARE – Firenze. - ISTITUTO NAZIONALE DI RICERCA PER GLI ALIMENTI E LA NUTRIZIONE - Roma - ISTITUTI VARI DEL C.R.A. - UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI MILANO - FACOLTA DI: AGRARIA, SCIENZE NATURALI, FARMACOLOGIA - UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI TORINO – Di.Va.P.R.A. - UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI PERUGIA – FACOLTA’ DI AGRARIA - UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI PISA – FACOLTA’ DI AGRARIA - UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI FIRENZE – FACOLTA’ DI AGRARIA - UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI PIACENZA – FACOLTA’ DI AGRARIA - UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI VITERBO – FACOLTA’ DI AGRARIA - UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI PADOVA – FACOLTA’ DI AGRARIA - UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI MODENA E REGGIO EMILIA – FACOLTA’ DI AGRARIA - UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI VERONA – FACOLTA’ DI SC. MATEMATICHE, FISICHE E NATURALI - UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI PARMA – FACOLTA’ DI AGRARIA - UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI LECCE – FACOLTA’ DI AGRARIA - UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI BAR I- FACOLTA’ DI AGARARIA - istituto di genetica n. Strampelli – Lonigo, Vicenza - PARCO TECNOLOGICO PADANO, Lodi - ITALMOPA - UNI - federazione nazionale panificatori - Roma - ASSINCER - Bologna - AIS – ASSOSEME - Bologna - CERMIS – Tolentino (MC) - FONDAZIONE PIANURA BRESCIANA TERRITORIO E TRADIZIONE – Cigole (BS) - AIAB - Roma - CRPV - Imola - ASSESSORATI AGRICOLTURA REGIONI VARIE
LOCALI - REGIONE LOMBARDIA – ASSESSORATO AGRICOLTURA - PROVINCIA DI LODI – ASSESSORATO AGRICOLTURA - ISTITUTO PROFESSIONALE DI ARTE BIANCA - Lodi - ISTITUTO SPERIMENTALE PER LE COLTURE FORAGGERE – Lodi - MOLINO PAGANI – Borghetto Lodigiano (LO) - CONSORZIO AGRARIO PROVINCE MILANO E LODI
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