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Istituto Sperimentale per la Cerealicoltura

Sezione centrale di Tecniche Agronomiche

Via Cassia, 176 – 00191 Roma

Tel. 06 3295705 – 06 3319215

e-mail: ceragr@flashnet.it

 

Compiti statutari

La Sezione centrale di tecniche agronomiche in conformità con i compiti istituzionali svolge attività di ricerca relativa alla fisiologia della produzione e al miglioramento della tecnica colturale dei principali cereali macrotermi (mais e sorgo) e microtermi (frumento duro e tenero, orzo, cereali minori).

 

Cenni storici

La Sezione, ubicata dal 1992 presso l’Azienda Inviolatella dell’Istituto dove viene svolta gran parte della ricerca di campo, ha progressivamente ampliato le tematiche di ricerca considerando, oltre alla messa a punto della tecnica colturale dei cereali (frumento duro e tenero, orzo, mais, sorgo, farro e triticale), gli aspetti connessi con la fisiologia della produzione, con la qualità delle produzioni, con l’utilizzazione innovativa del prodotto. Le ricerche agronomiche sono essenzialmente incentrate sulle problematiche degli ambienti svantaggiati, sugli aspetti connessi con l’avvicendamento delle colture, con particolare riguardo all’inserimento negli ordinamenti produttivi delle colture intercalari, sulle tematiche relative al contenimento dei costi di produzione e sull’adattamento delle specie e delle varietà nei differenti ambienti di coltivazione.

Questi due ultimi aspetti hanno rappresentato e rappresentano il cardine dei programmi di ricerca e delle attività della Sezione, nel senso che le indagini sulle differenti specie cerealicole trovano inquadramento in precisi sistemi colturali che prevedono un più razionale impiego degli input tecnici, con l’obiettivo di massimizzare il reddito, attenuare l’impatto ambientale delle pratiche agricole e migliorare la qualità dei prodotti. Per quanto riguarda la valutazione delle varietà, la Sezione coordina dal 1985 una rete di confronto tra ibridi di sorgo da granella e, dal 1995, la rete nazionale di confronto tra varietà di frumento duro cui partecipano numerose istituzioni pubbliche (Università, CNR, Enti regionali) e private. Nel quadro delle problematiche succintamente delineate, ricerche vengono condotte nei confronti di tecniche innovative di lavorazione del terreno, del sussidio idrico limitato, del controllo di parassiti mediante lotta indiretta, dell’influenza dei fattori agronomici sulla qualità dei prodotti, degli effetti residui delle singole colture sulla fertilità dei terreni. Oltre ad indagini sulla graduazione degli input e su aspetti specifici della tecnica colturale dei cereali (scelta delle cultivar, epoca di semina, fittezza delle piante, ecc.), particolare rilevanza assume l’esigenza di considerare in modo integrato gli interventi agrotecnici.

 


Partecipazione a PF negli ultimi 10 anni

Negli ultimi 10 anni la Sezione ha partecipato, come U.O. o con responsabilità di coordinamento di progetto o di sottoprogetto, ai seguenti programmi finalizzati finanziati dal CNR, dal MIPAF, dal MIUR, dall’UE o dalle Regioni.

Progetto RAISA (CNR, 1993-1996)

- Valorizzazione di sistemi colturali biologici e della diversità in aree collinari e montane.

Progetto PrisCA (MIPAF, 1993-1999)

 - Kenaf e sorgo per impieghi cartari. Scelte varietali e messa a punto dell’agrotecnica in ambienti dell’Italia centrale.

- Adattamento delle varietà tardive di kenaf alla raccolta invernale.

- Limitato sussidio idrico e graduazione degli input agrotecnici nella coltura del kenaf e del sorgo per impieghi cartari in Italia centrale.

- Fisiologia della produzione in kenaf e sorgo per impieghi cartari.                                            

Progetto PANDA (MIPAF, 1993-2000)

- Indagini su successioni biennali tradizionale ed innovativa realizzate con graduazione degli input in ambiente ad alta potenzialità’ produttiva.

Progetto MICIA (MIPAF, 1994-2000)

- Sorgo per impieghi cartari: influenza dell’agrotecnica sulla qualità della fibra.

Progetto FESR Biodiversità (UE – MURST/CNR, 1995-2000)

- Caratterizzazione e valutazione agronomica e qualitativa di germoplasma di farro.

Progetto Micotossine (UE, 1999-2002)

- Valutazione delle contaminazioni da micotossine nella granella di mais in semina primaverile ed estiva.

Progetto SIC (MIPAF, dal 1997)

- Coordinamento e promozione delle attivita’ di ricerca e sviluppo sul frumento duro e sul sorgo da granella

Progetto CERSTAR (MIPAF, dal 2001)

- Messa a punto di agrotecniche eco-compatibili in cereali per impieghi alimentari (farro) ed industriali (sorgo da fibra).

Progetto PRAL (Regione Lazio, 2001)

- Graduazione degli input nella coltura del frumento duro e del mais in aree ad agricoltura intensiva.

- Valorizzazione della coltura del farro in ambienti marginali.

- Reperimento, caratterizzazione e conservazione di varietà locali di mais, frumenti e farro nel Lazio.

Progetto Micotossine nel mais (MIPAF, dal 2001)

- Prevenzione delle contaminazioni chimiche e da micotossine nei sistemi agrozootecnici convenzionali e biologici per la produzione del latte.

Progetto BIOCER (MIPAF, dal 2004)

- Reti nazionali per la formulazione di liste di varietà di frumento duro e tenero consigliate in coltura biologica.

- Valutazione di tecniche a basso impatto ambientale per la difesa delle colture di frumento e il controllo delle infestanti.

Programma Premio specifico alla qualità per il frumento duro (ENSE, dal 2004)

- Definizione della lista quinquennale delle varieta’ di frumento duro ammesse al premio specifico alla qualita’ (Reg. CE n. 2237/2003 - D.M. del 29/10/04 – G.U. del 5/11/04).

 

ATTIVITA’ E Linee di ricerca IN ATTO:

Di seguito vengono elencate e sommariamente richiamate le attività di ricerca in atto, sia nell’ambito del programma ordinario che dei progetti finalizzati.

§         Agrotecnica dei cereali.

§         Coordinamento della rete nazionale di prove di confronto tra varietà di frumento duro.

§         Coordinamento della rete nazionale di confronto tra ibridi di sorgo da granella.

§         Coordinamento delle reti nazionali frumento duro e tenero in coltura biologica.

§         Cerealicoltura in ambienti svantaggiati.

§         Controllo delle infestanti del frumento duro in coltura biologica.

§         Mais in Italia centrale: adattamento degli ibridi alla coltura asciutta e alla limitazione del sussidio idrico in semina primaverile anticipata e normale; valutazione di ibridi precoci in semina estiva.

§         Confronto tra metodi agronomici, biologici e biotecnici per il contenimento delle perdite produttive e dei danni qualitativi da Sesamia nonagrioides Lef. su mais in semina estiva.

§         Influenza del genotipo, dell’ambiente e della tecnica colturale sull’accumulo di micotossine nella granella di mais e di frumento duro.

§         Colture alternative no food: sorgo da fibra, messa a punto della tecnica colturale e valutazione del prodotto per la trasformazione industriale.

 

Inoltre, come attività collaterale alla sperimentazione la Sezione gestisce le due stazioni meteorologiche ubicate a Roma e cura l’acquisizione  e l’elaborazione dei dati.   

 

Coordinamento e promozione delle attivita’ di ricerca e sviluppo sul sorgo e sul frumento duro.

 

La Sezione cura il coordinamento delle reti nazionali di confronto varietale di frumento duro e di sorgo da granella, realizzate in collaborazione con le principali istituzioni scientifiche e tecniche del Paese  (università, CNR, Regioni). L’attività di coordinamento si esplica con la scelta e il reperimento delle varietà da saggiare, la predisposizione dei piani di semina, la preparazione e spedizione dei semi per i singoli campi, la definizione del protocollo sperimentale, l’acquisizione e l’elaborazione statistica dei risultati di ciascun campo, la presentazione dei principali risultati emersi dalla sperimentazione collegiale.

 La Rete nazionale di frumento duro prevede la realizzazione ogni anno di oltre 50 campi sperimentali in 15 Regioni, con particolare riguardo agli areali in cui la coltura è più diffusa. In tutti i campi vengono saggiate circa 20 varietà comuni, oltre ad un numero variabile di cultivar specifiche nei singoli areali. Complessivamente ogni anno vengono valutate 40-50 varietà.

La Rete nazionale sorgo da granella è incentrata sulla realizzazione di alcuni campi sperimentali dislocati nelle regioni dell’Italia centrale e in Sicilia, in collaborazione con Istituti Universitari e centri di ricerca Regionali.

Per ciascuna specie in ogni località vengono rilevati i principali caratteri morfologici, agronomici, merceologici, produttivi e qualitativi delle cultivar in prova.

Si tratta di attività istituzionali che hanno come obiettivo la valutazione dell’adattamento, delle potenzialità produttive e delle caratteristiche merceologico-qualitative delle nuove costituzioni annualmente iscritte dalle Società Sementiere nel Registro nazionale delle varietà. La sperimentazione, i cui risultati vengono annualmente pubblicati  su riviste a carattere tecnico-divulgativo di grande tiratura e ampia diffusione sul territorio, rappresenta da anni un costante punto di riferimento per le scelte tecniche degli operatori della filiera produttiva di grano duro e sorgo da granella. 

 

Oltre alle attività di coordinamento sopra descritte, la sezione conduce da diversi anni prove di confronto tra cereali vernini (frumento duro, frumento tenero, orzo e triticale). Tale sperimentazione  viene condotta con la realizzazione di una rete di campi in ambienti ben caratterizzati e rappresentativi delle realtà produttive dell’Italia centrale e meridionale, in collaborazione con Enti Regionali. Parallelamente alla valutazione delle specie, vengono acquisite informazioni sulle rese e i principali aspetti qualitativi delle numerose varietà disponibili per ciascuna specie.

 

Mais in Italia centrale: adattamento degli ibridi alla coltura asciutta e alla limitazione del sussidio idrico in semina primaverile anticipata e normale; valutazione di ibridi precoci in semina estiva.

 

La ricerca considera, in diversi ambienti dell’Italia centrale, da un lato i principali aspetti agronomici connessi con un contenimento degli apporti irrigui nella coltura in semina primaverile per ibridi di ciclo medio, dall’altro l’adattamento di ibridi precoci, sia in coltura asciutta con semina primaverile anticipata che in irriguo, nelle condizioni della semina estiva dopo cereale a paglia.

Per quanto riguarda la semina primaverile con limitato sussidio idrico, obiettivo ulteriore della ricerca è rappresentato dallo screening degli ibridi di più recente costituzione in rapporto alla loro capacità di rispondere positivamente alla limitazione dell’apporto irriguo, all’anticipo dell’epoca di semina e alla riduzione della concimazione azotata. Con la sperimentazione condotta negli ultimi anni sono stati posti a confronto un centinaio di ibridi delle classi 400 e 500. Temperature al di sopra della media e riduzione delle precipitazioni hanno caratterizzato generalmente gli andamenti meteorologici degli ultimi anni riducendo notevolmente le rese medie di granella in gran parte del Paese. In questo tipo di prove, che prevedono la limitazione a due soli interventi irrigui effettuati nelle fasi fenologiche più sensibili allo stress idrico (inizio emissione infiorescenza maschile e inizio granigione) alcuni degli ibridi provati hanno evidenziato risposte adattative interessanti con risultati produttivi sensibilmente superiori alle medie campo. Alcune costituzioni sono risultate stabili ed efficienti anche negli anni più caldi e siccitosi, riuscendo a valorizzare al meglio la limitata disponibilità di risorse idriche, presentandosi alla raccolta sani e con un tasso di umidità inferiore alla media di classe, proponendosi, in definitiva, ancora come una valida fonte di reddito per le aziende dell’Italia centrale interna e costiera.

 

La Sezione, nell’ambito della stessa ricerca e in collaborazione con le Università di Perugia e di Ancona, svolge da cinque anni una sperimentazione su un’ampia gamma di ibridi precoci in coltura asciutta in diverse località dell’Italia centrale. Le prove in questi anni sono state particolarmente penalizzate da temperature massime molto elevate e siccità prolungata. L’impiego di nuovi genotipi selezionati per la resistenza agli stress ambientali e l’anticipo della data di semina, così da avere le  fioriture in condizioni meno severe, si sono confermate strategie interessanti per questi ambienti difficili, fornendo indicazioni concrete per opportune scelte operative. Inoltre, l’impiego di ibridi con caratteristiche qualitative particolari della granella (frattura vitrea, colore carico, alto tenore proteico) consente di spuntare prezzi medi superiori a quelli di mercato, e potrebbero assicurare una certa redditività della coltura in aziende collinari o marginali anche in regime di disaccoppiamento degli aiuti UE.

 

Un altro settore di sperimentazione sul mais da granella riguarda l’adattamento di ibridi precoci alla semina estiva (intercalare o di 2° raccolto). Nella prima decade di luglio, dopo la raccolta di cereali a paglia e con una rapida preparazione del terreno con erpice a dischi, vengono seminati numerosi ibridi di mais di classe FAO 200 e 300,  tra i quali molti con granella a frattura vitrea, caratteristica qualitativa che viene molto apprezzata dal mercato, soprattutto se associata al colore e al tenore proteico. Anche per le prove in semina estiva le temperature di questi ultimi anni di prova sono state generalmente molto più alte della media, con il susseguirsi prolungato di valori massimi particolarmente elevati senza che ci fossero piogge utili fino alla fine dell’estate. Le rese, malgrado il protocollo sperimentale prevedesse almeno 3 cospicui interventi irrigui nelle fasi fenologiche più sensibili, sono risultate mediamente non elevate (da 4 a 8 t/ha di granella al 14% di umidità). Per queste condizioni difficili, si sono evidenziati alcuni ibridi particolarmente interessanti per stabilità produttiva, resistenza dello stocco agli  stroncamenti e qualità della granella. La maturazione nell’umida stagione autunnale e la massiccia infestazione di larve di Sesamia espongono però la coltura ad un eccessivo rischio di contaminazione da micotossine, in particolare fumonisine, che possono pregiudicare l’accettazione dell’intera partita, soprattutto in vista della ormai prossima approvazione in ambito comunitario ed internazionale di valori limiti più restrittivi per questo tipo di tossine.  

  I risultati di queste prove sperimentali su mais vengono tempestivamente pubblicati  su L’Informatore Agrario, rivista a carattere tecnico-divulgativo di grande tiratura e ampia diffusione sul territorio, costituendo da anni un’autorevole base di confronto per le scelte tecniche degli operatori della filiera produttiva. 

 

Confronto tra metodi agronomici, biologici e biotecnici per il contenimento delle perdite produttive e dei danni qualitativi da Sesamia nonagrioides Lef. su mais in semina estiva.
 La granella di qualità dei mais precoci coltivati in semina ritardata se da un lato può rappresentare un’opportunità in più per molti areali dell’Italia centro-meridionale, dall’altro però presenta gravi rischi sanitari. La fase finale di maturazione della granella avviene infatti nel periodo autunnale, generalmente caratterizzato da valori elevati di piovosità e umidità dell’aria, ed è più facile lo sviluppo e la contaminazione dei prodotti tossici del metabolismo secondario di varie specie fungine (Aspergillus, Fusarium e Penicillium), che, oltretutto, possono trovare un comodo terreno di coltura sulle rosure e i marciumi di insetti minatori del culmo, in particolare Sesamia nonagrioides.

 Il controllo chimico del lepidottero con prodotti non sistemici è di scarsa efficacia a causa della vita completamente endofitica della larva. D’altra parte, è da rilevare che l’impiego di prodotti sistemici   si è dimostrato  possibile ridurre in misura significativa l’infestazione, pone problemi di economicità, di impatto ambientale e di difficoltà tecniche di distribuzione.

Alcuni degli ibridi saggiati in questi ultimi tempi hanno dimostrato un certo grado di tolleranza. Tuttavia negli ambienti non favorevoli nemmeno l’impiego di ibridi tolleranti, soprattutto se la semina avviene tardivamente e vicino a colture “innesco”, è in grado di assicurare rese soddisfacenti e granella sicura da un punto di vista sanitario.

Fusarium verticillioides e F.proliferatum, agenti eziologici del marciume delle spighe, sono stati ritrovati infatti in tutte le spighe testate, comprese quelle visibilmente sane. La contaminazione da micotossine, in particolare fumonisine (FB1 + FB2),  risultata pericolosamente diffusa e con livelli  elevati nelle spighe danneggiate da insetti. Le spighe sane contenevano comunque livelli molto più bassi di fumonisine rispetto a quelle danneggiate dagli insetti. Da sottolineare che un numero significativo di spighe sane ha evidenziato livelli di fumonisine superiori a 1 mg/kg, indicando che l’infezione fungina è presente anche in assenza di sintomi evidenti.

La maggior durezza delle cariossidi degli ibridi vitrei dovrebbe limitare la rosura delle larve e quindi il danno, ma da questa prova non è emersa nessuna correlazione fra percentuale di danneggiamento da insetti e grado di vitrosità delle cariossidi, né tra contenuto di fumonisine e vitrosità delle cariossidi. Non è emersa correlazione neanche fra livello di fumonisine nelle spighe danneggiate e in quelle sane dello stesso ibrido. Una buona correlazione è emersa invece fra il livello di danno alle spighe e la contaminazione da fumonisine.

Rispetto alle indagini svolte in passato, attualmente si hanno a disposizione due nuove possibilità di controllo di Sesamia nonagrioides che potrebbero rendere meno aleatoria la coltura del mais in semina ritardata o estiva. Uno dei più importanti parassitoidi delle ovature di sesamia è infatti l’Imenottero Scelionide Telenomus busseolae che in certe aree geografiche è in grado di svolgere un efficace controllo biologico del lepidottero minatore.

Per valutare l'attività in campo dei parassitoidi lanciati, sono state collocate delle "ovature sentinella" tra guaina e culmo delle piante di mais. I risultati di queste ricerche condotte in collaborazione con l’ENEA, con l’Istituto di Entonomologia Agraria dell’Università di Perugia, confermando quanto osservato in anni precedenti, hanno evidenziato che gli adulti di T. busseolae dopo il lancio si diffondono nel campo riuscendo a localizzare e parassitizzare le ovature sentinella poste nello stesso appezzamento di lancio. Ciononostante, il parassitoide non è mai stato ritrovato l'anno successivo a quello di lancio, indicando che non è in grado di superare l'inverno.

 

Inoltre, pur essendoci una leggera differenza nei vari parametri rilevati durante il campionamento tra le piante provenienti dall' appezzamento dove sono stati realizzati i lanci del parassitoide e l' appezzamento di controllo, non sono emerse differenze statisticamente significative tra le due tesi. Questo indica che pur avendo il Telenomus dimostrato di essere in grado di individuare e parassitizzare almeno le ovature sentinella collocate, non è stata accertata una riduzione significativa dell' infestazione di sesamia sul mais in semina estiva. Questo può dipendere dal numero degli insetti lanciati, sicuramente troppo basso rispetto all' estensione delle colture di mais primaverile ed estivo  presenti nei campi sperimentali. Trattandosi delle prime prove di controllo biologico in pieno campo, non avrebbe avuto senso utilizzare numeri maggiori di insetti, ma dall'esperienza derivano utili indicazioni sulle quantità che andrebbero rilasciate in campo per ottenere una riduzione dell' infestazione.

 

Messa a punto di agrotecniche eco-compatibili in cereali per impieghi alimentari (farro) e industriali (sorgo da fibra)

Le esigenze di una diversificazione colturale e le problematiche connesse con la salvaguardia dell’ambiente hanno suggerito l’opportunità di rivolgere l’attenzione verso strategie produttive “low input” che determinino un basso impatto ambientale e ridotti costi di produzione.

In tale ambito un ruolo importante possono svolgere il farro, in quanto tipica coltura che richiede bassi input energetici per la sua elevata rusticità, e il sorgo da fibra, promettente alternativa colturale in ambienti in cui è richiesta una riconversione di colture eccedentarie.

 

Farro (Triticum dicoccum)

L’esigenza principale per la coltura del farro è quella di definire un pacchetto di interventi agronomici in grado di migliorare e stabilizzare le rese quanti-qualitative, salvaguardando al tempo stesso la condizione di coltura a basso input.

La ricerca viene effettuata in una zona caratterizzata da terreni su banco tufaceo di origine vulcanica, poco profondi e sciolti. Su appezzamenti con differenti precessioni (farro in omosuccessione, cece e girasole) vengono valutati due genotipi di T. dicoccum (il tipo umbro-laziale “Leonessa” e quello della “Garfagnana” ) a diversi livelli di concimazione azotata (30, 60 e 90 kg/ha di azoto) con somministrazione sia di concime tradizionale (urea), sia di concime organico (pollina). La prova è impostata secondo uno schema sperimentale a split-plot (tipo di concime come fattore principale, la dose di azoto in sub-parcella e il genotipo in sub-sub parcella), con quattro ripetizioni. Dai risultati è emerso l’effetto fortemente negativo dell’omosuccessione sulle rese; nessuna differenza sembra ascrivibile al tipo di concime utilizzato (organico o di sintesi) mentre la dose maggiore di azoto ha fatto registrare, mediamente, le produzioni più elevate. Tra i genotipi, il farro “Garfagnana” è risultato caratterizzato da un ciclo leggermente più lungo e da valori di altezza, peso unitario di spighette e granella superiori rispetto al “Leonessa”.

 

Sorgo da fibra.

Il sorgo ibrido da fibra è una promettente alternativa colturale per situazioni e ambienti in cui è richiesta una riconversione di produzioni eccedentarie. Ricerche precedenti hanno permesso di  individuare una serie di genotipi che forniscono elevati quantitativi di biomassa con interessanti rese di trasformazione industriale in pasta di cellulosa. Numerosi aspetti della tecnica colturale sono stati studiati, anche a confronto con il kenaf, e si ritiene che la specie possa trovare spazio nelle rotazioni di molti ambienti dell’Italia centrale adottando criteri di coltivazione “low input”.

La fase attualmente oggetto di indagini è la raccolta, sia per ciò che riguarda l’individuazione del momento più idoneo alla massimizzazione dell’accumulo di biomassa e cellulosa, sia per la scelta di cantieri di lavoro che permettano di raccogliere facilmente il materiale e, dopo un efficace asciugamento naturale, di conferirlo alla cartiera senza particolari difetti.

A Roma, presso l’Azienda Inviolatella dell’Istituto vengono realizzate da alcuni anni prove atte a valutare l’influenza dell’epoca di raccolta sulla produzione di sostanza secca di 4 ibridi di sorgo da carta di ciclo da medio a molto tardivo (H128, H133, H132 e H202).

Per ciascuno degli ibridi in prova sono previste 4 raccolte: alla fioritura e dopo 7, 14, 21 giorni. Con il ritardo della raccolta è stato registrato un aumento delle rese, più marcato passando dalla prima alla seconda epoca (+ 7% circa di sostanza secca utile). In tutte e tre le epoche di raccolta la correlazione tra lunghezza del ciclo degli ibridi e produzione è risultata significativa e positiva.

Il contenuto di umidità alla raccolta è risultato intorno al 70%, con oscillazioni di scarsa entità tra  ibridi e epoche di raccolta. Valori così elevati di umidità, associati agli imponenti quantitativi di biomassa prodotta, necessitano di condizioni climatiche adeguate affinché l’asciugamento in campo possa avvenire senza problemi, prima del trasporto e dello stoccaggio.

Se da un punto di vista produttivo la scelta dovrebbe ricadere sugli ibridi molto tardivi raccolti  21-28 giorni dopo la fioritura, per quanto riguarda le condizioni di asciugamento in campo non sembra prudente effettuare la raccolta oltre la metà di settembre. Negli ambienti dell’Italia centrale il compromesso migliore fra questi due aspetti contrastanti si potrebbe trovare utilizzando un ibrido non eccessivamente tardivo come H 132 da raccogliere 15 giorni dopo la fioritura. In queste condizioni si possono raggiungere rese di sostanza secca  di 30 t/ha e oltre, con un buon margine di giornate utili all’asciugamento in campo.

Su due ibridi di sorgo da carta di differente ciclo (H133 medio e H132 tardivo) vengono effettuate prove di confronto tra diverse modalità di raccolta meccanica (falciatura, falciatura+condizionamento e trinciatura) per valutare resa in biomassa e possibilità di asciugamento del prodotto in campo. Ciascun ibrido viene allevato su un semi-appezzamento di circa 800 m² ; il taglio viene effettuato 14 giorni dopo la fioritura e le biomasse tagliate vengono lasciate ad asciugare in campo. Su queste biomasse vengono effettuanti campionamenti settimanali per misurare la perdita di umidità.

Con la trinciatura si ottiene un adeguato asciugamento (circa 35% di umidità) delle biomasse in circa due settimane per entrambi gli ibridi. Con gli altri due metodi di raccolta, falciatura e falciatura+rullatura, il livello di umidità delle biomasse nello stesso intervallo di tempo non scende sotto il 50-55%. Le biomasse trinciate mostrano maggiore sensibilità al diverso andamento stagionale, riacquistando più facilmente umidità in caso di eventi piovosi o, viceversa, riuscendo a raggiungere valori molto bassi di umidità in periodi senza piogge. Le biomasse falciate e falciate+rullate di entrambi gli ibridi sono meno influenzate dagli eventi meteorici, non scendendo comunque molto al di sotto dei livelli di umidità già ottenuti con 14 giorni di permanenza in campo.

Per entrambe le prove ci si limita ad una sola concimazione azotata commisurata alle asportazioni (150 unità di N alla semina come urea) ed alla somministrazione di un solo intervento irriguo di circa 800 m3/ ha nella prima decade di luglio.

 

Valorizzazione della coltura del farro in ambienti marginali.

A Leonessa (RI), ad una altitudine di circa 1000 m s.l.m., vengono realizzate due distinte prove sul farro.  In questo ambiente, definito “marginale” in quanto presenta difetti e limitazioni  per le colture (altimetria, limitata profondità dello strato arabile, presenza di scheletro, ecc.), il farro è tradizionalmente presente con un ecotipo locale.

 

Una prova, a semina primaverile, riguarda lo studio del comportamento produttivo e qualitativo di due genotipi di farro (Triticum dicoccum Schubler): la popolazione locale (“Leonessa”) ed una varietà recentemente brevettata dall’Istituto del Germoplasma del CNR di Bari (“Farvento”).

La prova è impostata con tesi agronomiche riguardanti il quantitativo di seme impiegato (250, 300 e 350 germinelli per m2) e la concimazione azotata (6 livelli di N differenziati per quantitativo totale e momento di somministrazione).

 

La seconda prova prevede lo screening di una ampia collezione (circa 700 accessioni) di farro (Triticum dicoccum) e spelta (T. spelta). A partire dal 1999 la collezione viene sottoposta a cicli di valutazione in campo, in semina autunnale e primaverile, con lo scopo di valutare la germinabilità, il vigore e l’alternatività delle accessioni.

L’indagine ha permesso di evidenziare la grande variabilità esistente nelle due specie nella espressione dei caratteri morfologici, fenologici, produttivi e qualitativi acquisiti e l’individuazione di numerosi genotipi con caratteristiche utili da un punto di vista agronomico.

 

Agrotecnica su frumento duro

Tra gli elementi della tecnica colturale del frumento duro, la concimazione azotata svolge un ruolo rilevante per gli effetti che determina, oltre che sulle rese, anche su alcuni caratteri merceologici e qualitativi della granella, in particolare sulla quantità e qualità delle proteine.

Al fine di valutare la risposta produttiva e qualitativa del frumento duro nei confronti della variazione della disponibilità di azoto la Sezione coordina la realizzazione di prove di concimazione in collaborazione con l’università di Reggio Calabria, l’Arsial di Tarquinia (VT) e con le Sezioni periferiche dell’Istituto di Catania e Foggia.

Su sei cultivar di frumento duro, tre comuni a tutti i campi (Simeto, Creso, Duilio) e tre specifiche  per areale, vengono saggiate sei tesi di concimazione azotata, differenziate per dose e momento di somministrazione (con o senza azoto alla semina). Le dosi di azoto devono prevedere il quantitativo indicato nei disciplinari di produzione delle singole Regioni (Reg. CEE 2078/92), la dose impiegata nella normale agrotecnica dei singoli ambienti e una che può essere superiore od inferiore di circa il 30% rispetto alla quantità indicata dal disciplinare citato.

Le prove vengono seminate secondo uno schema sperimentale a parcella suddivisa (split-plot), con tre ripetizioni: le tesi di concimazione sono in parcella principale, le varietà in sub-parcelle di circa 10 m².

In tutte le località vengono rilevati, per singola parcella, i principali caratteri agronomici, morfologici, fenologici, produttivi e qualitativi in analogia ai rilievi effettuati nelle prove della rete nazionale frumento duro.

 

Influenza del genotipo, dell’ambiente e dell’agrotecnica sull’accumulo di micotossine nella granella di mais.

Il mais in Italia è la seconda coltura per importanza e diffusione ed è in continua espansione grazie anche alle politiche europee di incentivazione. La coltura però presenta un elevato rischio di accumulo di micotossine in quanto spesso attaccata da numerose specie fungine in grado di produrre un ampio spettro di metabolici tossici. L’eventuale sviluppo e diffusione di funghi tossigeni nella granella di mais è legato a molteplici fattori di tipo ambientale, climatico ed agronomico. Con lo scopo di valutare quali delle principali scelte di tecnica colturale possano riflettersi maggiormente sullo stato sanitario della granella di mais é stata effettuata un’indagine triennale (dal 2002 al 2004) che ha riguardato i seguenti punti:

- screening degli ibridi di mais di ciclo medio e precoce nei confronti della suscettibilità all’accumulo di micotossine;

-  individuazione delle condizioni ambientali e colturali in grado di influenzare la contaminazione da micotossine, con particolare riguardo all’epoca di semina e al livello di assistenza irrigua;

- periodi di raccolta della granella in cui siano minimizzati i rischi di proliferazione dei miceti.

 

In due località del Lazio sono state  realizzate prove  sperimentali su alcuni genotipi di mais di ciclo precoce e medio, in coltura anticipata, principale e intercalare, considerando diversi livelli di input agronomici.  I risultati hanno evidenziato l’effetto, in termini produttivi e di salubrità del prodotto, dell’epoca di semina,  del livello del sussidio idrico  e dell’epoca di raccolta possibile come numero crescente di giorni dalla maturazione fisiologica.

 In laboratorio sono stati valutati i livelli di contaminazione da micotossine sui campioni di granella degli ibridi provenienti dalle prove agronomiche di campo utilizzando il test di screening immunoenzimatico (ELISA) di tipo competitivo per la rilevazione di zearalenone (ZEA) e deossinivalenolo (DON). L’eventuale presenza rilevata con test ELISA è stata  verificata con analisi cromatografica (HPLC). Con HPLC sono stati effettuati anche test per il dosaggio delle fumonisine FB1 e FB2 , ampiamente presenti nel mais e per le quali sta entrando in vigore una severa normativa comunitaria che allarma molti dei protagonisti della filiera produttiva e zootecnica.

Per valutare l’eventuale presenza di micotossine nella granella erano previsti per tutte le parcelle due prelievi di spighe, il primo alla maturazione latteo-cerosa (circa 20-25 giorni dopo la fioritura) e il secondo alla raccolta della prova. Per definire meglio se le micotossine si fossero già sviluppate durante la granigione della spiga o se l’infestazione fosse legata alle sole evenienze post-maturazione, cercando così di individuare il momento iniziale della eventuale contaminazione, si è ritenuto opportuno effettuare anche un terzo prelievo (intermedio fra i due già programmati) alla maturazione fisiologica (circa 25 giorni dopo la lattea) quando cioè avviene la formazione dello “strato nero” sulla cariosside e si interrompono i rapporti biologici tra il seme (che inizia a perdere umidità) e la pianta madre.).   Visti i risultati del 2002, che non evidenziavano contaminazione alla maturazione latteo-cerosa, ma valori crescenti passando dalla maturazione fisiologica alla raccolta “commerciale”, nelle prove 2003 e del 2004 si è ritenuto opportuno non effettuare più il prelievo in fase precoce ma concentrarsi dopo la maturazione fisiologica, prevedendo così altri due prelievi non legati alla mutevole epoca di raccolta “commerciale”, bensì a date fisse, 20 e 40 giorni dopo la stessa maturazione fisiologica, cercando così di monitorare con più efficacia il la più delicata fase post-raccolta.

 

Nel primo anno di prova e relativamente al 3° prelievo (raccolta), su 125 campioni analizzati, ne sono risultati positivi 16 (14 a Roma e solo 2 a Torreinpietra). L’analisi sui corrispondenti campioni prelevati alla maturazione fisiologica ha evidenziato una risposta positiva solo per 2 campioni prelevati a Roma.

Ad eccezione di 2 campioni (e solo per DON), nessuna contaminazione è stata confermata nel prelievo in fase fisiologica, a conferma che i processi di sviluppo delle micotossine si evidenziano soprattutto durante le fasi di maturazione e asciugamento della granella.

Tra le micotossine è risultata nettamente più presente il DON rispetto allo zearalenone.

Tra gli ibridi, i precoci sembrano più sensibili alla contaminazione, forse anche a causa della maggior permanenza in campo dopo la maturazione fisiologica.

 

Viceversa nessuna contaminazione è stata registrata per gli ibridi di ciclo medio.

 

Nella valutazione dei risultati, infine, è opportuno considerare comunque le indicazioni circa i livelli massimi di contaminazione proposti dal 2006 nell’ambito della Comunità Europea per il mais non lavorato:

-         deossinivalenolo: 1750 ppb

-         zearalenone:           200 ppb

Tenendo conto di questi limiti solo 3 campioni risulterebbero superiori per il DON e 1 solo per lo zearalenone.

 

L’aspetto di maggior rilievo che emerge da queste analisi è sicuramente l’elevato grado di contaminazione da fumonisine, in particolare nelle prove di Roma dove molti campioni analizzati sono risultati positivi ad FB1 e FB2  con valori superiori al limite di 4 ppm indicato come somma delle fumonisine dall’U.S. Food and Drug Administration per il mais intero o parzialmente degerminato  Se si considera che il valore massimo di tolleranza per la somma delle fumonisine proposta in ambito UE è solo di 2 ppm si deve considerare i dati preliminari scaturiti da questa prova con la massima attenzione. A Torreinpietra, invece, malgrado il mais sia andato incontro ad un maggior stress idrico, il clima sicuramente più asciutto ha determinato una contaminazione inferiore, anche se sempre preoccupante (14% dei campioni con somma dei valori di FB1 e FB2 superiore a 4 ppm).

A Roma la semina normale, ha fatto registrare le percentuali più alte di contaminazione (48% dei campioni con somma dei valori di FB1 e FB2 superiore a 4 ppm), forse anche a causa del ritardo di circa 20 giorni (molti piovosi) nella raccolta. La semina anticipata ha avuto comunque anch’essa un elevato numero di positivi (33% dei campioni con somma dei valori di FB1 e FB2 superiore a 4 ppm).

 

Tra gli ibridi forse solo PR34B23 ha manifestato una certa minor suscettibilità, mentre non sembrano risultare differenze fra le diverse tesi irrigue per quanto scarsamente differenziate da un punto di vista agronomico a causa delle abbondanti precipitazioni della stagione di prova.

Di sicuro interesse dovrebbe essere nelle prossime prove la valutazione delle piante di mais soggette al fenomeno della pre-morienza in campo a causa degli attacchi di Fusarium e la loro incidenza nella contaminazione da micotossine.

 

Nel 2003 sui campioni prelevati 40 giorni dopo la maturazione fisiologica di ciascun ibrido (3° campionamento in campo), risultati positivi, è stata effettuata l’analisi ELISA anche sui corrispondenti campioni prelevati nella fase precedente  (2° campionamento in campo, 20 giorni dopo la maturazione fisiologica).

 

Anche per i positivi di questo secondo gruppo era prevista l’analisi dei corrispondenti campioni prelevati in fase di maturazione fisiologica (1° campionamento in campo), ma nessun positivo è risultato già al 2° prelievo.A Roma sono stati analizzati con test ELISA per la ricerca di DON e zearalenone tutti i campioni di farina di mais relativi al 3° campionamento, effettuato 40 giorni dopo la maturazione fisiologica. Di questi solo 2 sono risultati positivi: uno, relativo alla semina estiva, positivo allo zearalenone, ma negativo al DON, ed un altro, relativo alla semina anticipata, positivo al DON seppure al limite della rilevabilità del metodo (18.6 ppb, con un limite di 18.5) e negativo  allo zearalenone. L’analisi sui corrispondenti campioni prelevati 20 giorni prima (maturazione fisiologica +20gg) non ha evidenziato nessuna risposta positiva a conferma che i processi di sviluppo delle micotossine si evidenziano soprattutto durante le fasi avanzate di maturazione e asciugamento della granella.

 

Le risultanze emerse con il test Elisa sono state confermate con le analisi cromatografiche (HPLC) effettuate presso l’ISPA di Bari.

In conclusione appare netta ed evidente la minor contaminazione soprattutto da DON e ZEA, ma anche da fumonisine, registrata nel 2003, annata caratterizzata da caldo e siccità prolungati, rispetto al 2002, quando l’estate fu inaspettatamente piovosa e furono registrati valori allarmanti di tutte le micotossine analizzate in tutti i prelievi alla raccolta di ogni epoca di semina.

Le elevate temperature e la prolungata siccità del 2003 hanno però favorito lo sviluppo di un altro gruppo di contaminanti, le aflatossine, che stanno destando non poche preoccupazioni agli allevamenti da latte. Ma le analisi svolte presso l’ISPA di Bari sugli stessi campioni prelevati nelle prove di Roma non hanno evidenziato nessun positivo.

 

In ogni caso il livello di contaminazione delle micotossine analizzate cresce man mano che le piante rimangono in campo ad “asciugare in piedi” e ci si allontana dalla maturazione fisiologica. La strategia principale per abbassare il livello di contaminanti è sicuramente il ricorso a raccolte tempestive, anche se il livello di umidità della granella richiedesse successivamente onerosi interventi di essiccazione artificiale. In annate molto calde e siccitose come quella del 2003 ciò è maggiormente auspicabile in quanto la maturazione è molto accelerata e l’umidità della granella decresce rapidamente, lasciando pericolosamente in campo piante fisiologicamente stremate e vulnerabili.

 

Coordinamento delle reti nazionali frumento duro e tenero in coltura biologica (Progetto BIOCER)

L’agricoltura biologica sta facendo registrare negli ultimi anni una forte espansione in termini di superfici investite, di valore aggiunto delle produzioni e di interesse dei consumatori. Il notevole incremento del biologico coinvolge tutti i paesi produttori del mondo tra cui l’Italia. Infatti con oltre 60.000 aziende ed oltre un milione di ettari coltivati il nostro paese è diventato il principale produttore europeo e il secondo a livello mondiale. Tra le colture destinate alla produzione biologica, i cereali occupano una superficie di oltre 200.000 ha di cui la quota più consistente è rappresentata dal frumento duro e tenero che insieme raggiungono il 90% del totale.

Il forte incremento di superfici destinate a coltivazioni biologiche ha determinato una domanda di sementi decisamente superiore all'offerta, tanto che attualmente è possibile utilizzare semente non “certificata biologica” in deroga alla normativa vigente.

Al crescente interesse nei riguardi delle produzioni biologiche manifestatosi in questi ultimi anni, non sempre è corrisposta una attività di ricerca adeguata. Al fine di coadiuvare le scelte tecniche di base nel settore della cerealicoltura biologica è stato avviato il progetto Biocer, finanziato dal Ministero delle politiche agricole e forestali. La creazione di una rete nazionale di sperimentazione per la formulazione di liste varietali di frumento duro e tenero indicate per l’agricoltura biologica è quindi stata avviata concretamente con prove coordinate dall’Istituto sperimentale per la cerealicoltura. 

Nelle condizioni colturali non sempre facili delle aree centro-meridionali (ove si concentra la coltivazione del frumento duro) e applicando  tecniche biologiche che non consentono “correzioni di rotta” con mezzi chimici di sintesi, obiettivo di primaria importanza nella scelta varietale è quello di individuare cultivar caratterizzate da:

- adattamento a condizioni di scarsa disponibilità di azoto, in particolare nelle fasi di levata e  riempimento della granella;

- elevata efficienza di accumulo e rilocazione della sostanza secca e dell’azoto nella granella;

- efficacia nell’azione competitiva verso le infestanti;

- elevata resistenza agli stress biotici, in particolare malattie fogliari e malattie trasmesse da seme;

- buoni standard qualitativi per l’ottenimento di prodotti di trasformazione adatti a soddisfare la domanda di specifici settori merceologici;

- assenza di contaminanti pericolosi per la salute o pregiudizievoli per la commercializzazione (micotossine).

La concessione inoltre di un premio supplementare legato alle caratteristiche qualitative delle produzioni e le stesse linee guida che caratterizzano l’agricoltura biologica tendenti a privilegiare gli aspetti legati alla qualità, suggeriscono di dedicare la dovuta attenzione alle specifiche caratteristiche delle diverse costituzioni varietali. In particolare, il mancato ricorso a concimazioni azotate di sintesi può creare le condizioni in cui la granella finisce per avere tenori proteici troppo bassi, inferiori, e anche di molto, al valore dell’11.5% di s.s., considerato come parametro di riferimento per la qualità.

 

Nella stagione 2003-2004 sono state realizzate 16 prove di confronto tra varietà di frumento duro in coltivazione biologica, coordinate dalla Sezione centrale di tecniche agronomiche dell’Istituto, che  ha curato anche l’elaborazione statistica e la discussione dei risultati.

Le località sono state raggruppate in 3 grandi areali climatici: Italia centrale versante adriatico e nord: S.Pancrazio (PR); Agugliano (AN), Pollenza (MC) e Introdacqua (AQ); Italia centrale versante tirrenico: S. Piero a Grado (PI), Papiano (PG), Alberese (GR), Tarquinia (VT) e Roma; Italia meridionale: Campobasso, Foggia, Gravina (BA), Corleto Perticara (PZ), Enna.

 

E’ stato analizzato a cura di ISPAVE lo stato fitosanitario delle cariossidi di 12 varietà di frumento duro, proveniente ciascuno dal lotto usato come seme di partenza. Su tali campioni è stata valutata l’incidenza percentuale della volpatura e la  presenza delle principali specie fitopatogene, riferita alle analisi condotte su un campione di 200 cariossidi effettuate con il metodo della camera umida refrigerata.

Complessivamente è stato riscontrato un ottimo stato sanitario delle cariossidi delle varietà esaminate, pre-requisito importante per la coltivazione dei cereali con il metodo biologico, in assenza di efficaci metodi di concia delle sementi stesse.

 

Durante l’annata agraria appena trascorsa lo sviluppo di malattie crittogamiche è stato limitato sia in condizioni di coltura tradizionale che in coltura biologica, grazie anche a condizioni  meteorologiche non favorevoli alla loro comparsa in forma epidemica. Pertanto i dati di confronto varietale relativi a infezioni di ruggini, oidio, septoriosi/stagonosporiosi ed altre malattie sono risultati poco significativi. Qualche campione di materiale infetto è pervenuto solo da alcuni campi di prova. Tali campioni sono stati controllati in laboratorio  a cura della Sezione di genetica che ha portato all’identificazione e all’isolamento di Stagonospora nodorum, Alternaria, Cladosporium ed Epicoccum.

Le osservazioni al microscopio ottico di alcune porzioni di foglia hanno rivelato, oltre alla presenza delle specie fungine suddette, anche la presenza di Helminthosporium sativum e Fusarium. Con gli isolati di S. nodorum identificati sui campioni in esame sono in corso inoculazioni artificiali su plantule in serra di varietà di frumento duro e di frumento tenero.

Anche per la stagione agraria  2004-05 sulle prove, sia di frumento duro che di frumento tenero seminate nelle diverse località, verranno effettuati rilievi fitopatologici e prelevamenti di materiale infetto.

 

In tutti i campi sono state valutate 12 varietà di frumento duro, tutte certificate biologiche: Bronte, Cappelli, Ciccio, Claudio, Colosseo, Creso, Duilio, Grazia, Iride, Rusticano, San Carlo e Simeto.

 Il rilevamento dei dati fenologici, morfologici, fitopatologici e produttivi è stato effettuato a cura degli Enti che hanno realizzato le prove, mentre la determinazione del contenuto proteico della granella di tutte le parcelle è stata effettuata presso la Sezione di merceologia dei prodotti dell’ Istituto, utilizzando l’apparecchio Infratec 1241, opportunamente calibrato con metodo Kjeldhal.  Claudio, di ciclo medio, si distingue per l’ottima performance produttiva e per l’elevata stabilità di risposta, con indici di resa superiori o uguali a 100 in 13 delle 14 località di prova; inoltre, questa varietà si segnala per l’elevato peso ettolitrico ma, anche, per un contenuto proteico quasi sempre inferiore alla media campo e per una elevata percentuale di semi bianconati. Interessanti livelli produttivi e una elevata stabilità di risposta, analoga a quella di Claudio, ha mostrato la cultivar precoce Iride caratterizzata però dal valore più basso di contenuto proteico, pur in presenza di ridotte dimensioni della granella. Buoni o discreti livelli produttivi, ma con una minore stabilità di risposta rispetto alle due varietà precedenti, hanno evidenziato Colosseo, di ciclo medio-tardivo, e Rusticano, di ciclo medio-precoce, entrambe caratterizzate da buoni pesi ettolitrici ma, anche, da tenori proteici inferiori alle medie di areale. Cappelli, varietà di antica costituzione, di taglia elevata e di ciclo tardivo, è risultata in assoluto la meno produttiva tra le cultivar in prova, con indici di resa inferiori a 100 in tutti i campi, e l’unica suscettibile all’allettamento; nei confronti di questa varietà è da sottolineare l’elevato contenuto proteico, nonostante l’alto peso unitario della granella, e la buona tolleranza nei confronti dell’oidio e della septoria.

 

La Sez. di merceologia dell’Istituto ha effettuato la determinazione del contenuto proteico e del peso ettolitrico su tutti i campioni parcellari provenienti dalle prove agronomiche (12 cv x 12 località). Sugli stessi campioni di granella sono state effettuate analisi immunoenzimatiche (test ELISA) per la determinazione delle micotossine che principalmete interessano la coltura del frumento duro, ossia DON e  ZEA. Per gli ambienti più interessanti per la coltura del frumento duro, sui campioni ottenuti dalla riunificazione delle 3 parcelle si sta procedendo alla caratterizzazione qualitativa completa dei campioni, mediante macinazione e successiva analisi delle semole e delle relative paste.

 

I preliminari risultati sperimentali ottenuti dalla Sezione di merceologia sui due parametri di primaria importanza nella commercializzazione del frumento (proteine, peso ettolitrico) hanno messo in evidenza una differenziazione a livello ambientale e nell’ambito degli ambienti una diversa performance varietale. I risultati sulle analisi delle micotossine hanno mostrato un’influenza predominante delle condizioni agroclimatiche sul livello dei composti di interesse (DON e ZEA).

In una località di prova (Agugliano –AN) il livello di contaminazione da DON è risultato alquanto elevato, in particolare alcune cultivar precoci hanno superato il valore soglia proposto per l’accettabilità delle partite (1750 ppb).

 

Controllo delle infestanti del frumento duro in coltura biologica.

Uno dei principali problemi per le aziende a conduzione biologica è quello della gestione e del  controllo delle infestanti. Il contenimento delle malerbe viene esercitato innanzitutto con l’adozione di adeguate rotazioni poliennali, presupposto agronomico imprescindibile in un sistema colturale biologico, ma anche con l’uso di diverse tecniche agronomiche (scelta varietale, modalità di semina, strigliatura, bulatura, ecc.).

 

La sperimentazione viene condotta presso l’Azienda Inviolatella di Roma dell’Istituto, in una zona certificata biologica. Su tre varietà di frumento duro - Duilio Creso e Cappelli, è stato realizzato un confronto tra semina “tradizionale” ad interfila semplice con e senza passaggi di erpice strigliatore e semina a file binate con trasemina di favino e successivo interramento della leguminosa.

 

La prova è stata realizzata secondo uno schema sperimentale a parcella suddivisa con tre ripetizioni. In parcella principale erano le modalità di semina e i relativi interventi meccanici, in sub-parcella i genotipi.

Prima delle operazioni di concimazione organica e semina sono stati effettuati numerosi carotaggi per valutare la dotazione di sostanza organica e di azoto del terreno.

Su ogni singola parcella sono stati rilevati i principali dati fenologici, i caratteri bioagronomici e produttivi: velocità di emergenza, danni da freddo e fittezza all’uscita dall’inverno, data di spigatura; altezza della pianta; eventuale presenza di malattie crittogamiche; eventuale allettamento.

Una particolare attenzione è stata posta alla valutazione della presenza di malerbe in relazione alle diverse tesi sperimentali . All’accestimento, alla levata, alla spigatura e alla maturazione latteo-cerosa sono stati effettuati rilievi di campo per classificare e valutare la quantità di infestanti presenti. In occasione dell’ultimo rilievo sono state asportate tutte le infestanti e registrato il peso fresco e secco. Nella stessa occasione sono stati prelevati campioni di coltura, e dopo frazionamento delle diverse parti costituenti la pianta, ne è stato determinato il contenuto di azoto.

Alla raccolta è stata determinata la produzione di granella, il peso ettolitrico, il peso dei 1000 semi ed il tenore proteico delle cariossidi.

Da una preliminare elaborazione risultati del primo anno di prova emerge la strigliatura ha influito positivamente sui livelli produttivi e sulla riduzione del numero di infestanti per unità di superficie ma non sulla loro biomassa totale. La semina a file binate con trasemina di favino non sembra avere avuto effetti positivi sulla presenza di infestanti e neppure sulle rese del frumento. I lievi incrementi di tenore proteico registrati per questa tesi sembrano collegati principalmente ai minori livelli produttivi ottenuti, più che all’eventuale apporto di azoto della leguminose interrata.

La prova proseguirà con le stesse modalità nell’annata 2004-05.

 

Definizione della lista quinquennale delle varieta’ di frumento duro ammesse al premio specifico alla qualita’ (D.M. del 29/10/04 – G.U. del 5/11/04)

Il Regolamento CE n. 2237/03 ha fissato i seguenti criteri per la definizione della lista delle varietà di frumento duro che, a partire dalla campagna 2005-06, beneficeranno del premio specifico alla qualità (art. 72, Reg. CE n. 1782/2003):

- al massimo ogni due anni gli Stati membri individuano almeno 2 varietà più rappresentative a livello regionale (macro-aree o Paese) sulla base del quantitativo di seme certificato;

- le varietà da valutare sono quelle iscritte nel Registro nazionale dello Stato membro o di latro Stato della Comunità;

- per ciascuna varietà di cui al punto precedente viene calcolato un Indice Globale di Qualità (IGQ) derivante dal rapporto (%) tra i valori varietali di quattro parametri (% proteina, peso 40%; indice di glutine, peso 30%; indice di giallo, peso 20%; peso ettolitrico, peso 10%) e quelli medi delle varietà più rappresentative; solo le cultivar con un IGQ (espresso in %) superiore o uguale a 98, possono beneficiare del premio specifico alla qualità per un quinquennio dalla data di iscrizione nella lista;

- la presenza delle varietà nella lista può essere prorogata per ulteriori quinquenni sulla base dei risultati di analoghe valutazioni effettuate nel corso del secondo e terzo anno di validità della lista.

 

Il D.M. di attuazione del Reg. CE 2237/03 ha conferito all’ENSE il coordinamento generale della sperimentazione e all’Istituto Sperimentale per la Cerealicoltura, Sezione di tecniche agronomiche, il coordinamento tecnico-operativo riguardante la gestione delle prove di campo e delle analisi qualitative sulla granella delle varietà di frumento duro sottoposte a valutazione.

 

In sei località maggiormente rappresentative della durogranicoltura nazionale (3 in Italia centrale e 3 in Italia meridionale e insulare) sono sottoposte a valutazione 128 varietà di frumento duro certificate pervenute all’ENSE entro il 10 ottobre 2004 di ciascun anno insieme alle 5 cultivar più diffuse (attualmente Simeto, Duilio, Ciccio, Arcangelo e Creso).

Le varietà, così come i testimoni, sono contrassegnate da sigle attribuite dall’ENSE. La sperimentazione in campo è realizzata adattando uno schema a blocco randomizzato, con tre ripetizioni. Per singola parcella, saranno rilevati numerosi caratteri morfologici, biologici e produttivi. Alla raccolta si procederà, per singolo campo, alla preparazione del campione riunito delle tre parcelle di ciascuna varietà da sottoporre alle analisi qualitative per la determinazione dell’IGQ. Entro la seconda decade di settembre di ciascun anno, l’Istituto presenterà alla Commissione ministeriale preposta alla definizione della lista la relazione sui risultati qualitativi complessivi delle singole prove. Nella lista nazionale delle varietà ammesse al premio specifico alla qualità saranno incluse le cultivar che hanno fatto registrare un indice di qualità (IGQ), riferito alla media di 5 testimoni posta uguale a 100, uguali o superiori a 98 in almeno la metà dei campi realizzati nel biennio. 

 

Collaborazioni in atto:

NAZIONALI

§         Istituti di Agronomia e Coltivazioni erbacee dell’Università di Torino, Udine, Padova, Piacenza, Bologna, Firenze, Ancona, Pisa, Perugina, Viterbo, Napoli, Campobasso, Bari, Potenza, Reggio Calabria, Sassari, Palermo e Catania.

§         Istituto sperimentale agronomico di Bari

§         Istituti di Patologia e Entomologia Agraria di Piacenza, Perugina, Campobasso

§         Istituto sperimentale per la Patologia Vegetale di Roma

§         Istituto di meccanica agraria dell’Unversità di Milano

§         Istituto sperimentale per la meccanizzazione agricola di Monterotondo (RM)

§         ENEA, Centro della Casaccia di Roma

§         Istituto superiore di sanità

§         Istituto di agroclimatologia del CNR (Sezione di Firenze e Sassari)

§         Istituto di Biologia Agroambientale e Forestale del CNR (Sezioni di Roma e Porano)

§         Istituto di Scienze delle Produzioni Alimentari del CNR di Bari

§         Istituto per i sistemi agricoli e forestali del Mediterraneo del CNR di Napoli

LOCALI

·      Agenzie Regionali di Sviluppo Agricolo della Lombardia, Emilia Romagna, Toscana, Marche, Umbria, Abruzzo, Lazio, Molise, Basilicata

·      CERMIS di Tolentino (MC)

·      CRAS di Cagliari

·      Stazione di Granicoltura di Caltagirone (CT)

·      Centro Appenninico Carlo Jucci di Rieti